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THE SOVEREIGN EUROPEAN

THE SOVEREIGN EUROPEAN

Pregiudizio antieuropeo ai Mondiali 2026

Writer: euro spirit
euro spirit
Sep 15
2 min read

15.09.2026

I Mondiali 2026 hanno fornito emozioni e intrattenimento a tutto il mondo. I padroni di casa erano Canada, Stati Uniti e Messico. Dal punto di vista di un europeo orientato alla sovranità e alla conservazione, gli interventi di figure politiche e mediatiche come Mehdi Hasan, Sneako, Joy Reid, Dave Zirin e Tim Vickery durante i Mondiali rivelano una disposizione ideologica persistente che tratta il successo europeo come intrinsecamente sospetto. L’invocazione di Hasan della storia coloniale del diciannovesimo secolo come spiegazione sufficiente della presenza di giocatori di origine africana nelle squadre francesi, spagnole o inglesi riduce sfumature demografiche complesse a una narrativa vitriolica di colpa storica. È un’analisi che eleva il risentimento sopra la realtà ben più accurata dello sviluppo atletico d’élite rispetto alle loro squadre. La Norvegia, nonostante sia una nazione relativamente piccola, ha mostrato la propria competenza relativa anche a fianco degli argentini. La celebrazione selettiva della resilienza islamica o delle narrazioni di underdog africani, sebbene comprensibile come espressioni di affinità basate sulla prossimità, sfuma frequentemente in una più ampia riluttanza a concedere che le squadre europee continuino a dominare i più alti livelli del gioco per ragioni di merito piuttosto che di privilegio imperiale inerente.



Un tale commento rischia di trasformare una competizione calcistica in un proxy di insoddisfazione e disallineamento civilizzazionali. Quando le squadre europee più deboli vengono liquidate come «noiose» o l’allocazione di posti all’Europa viene inquadrata come un diritto acquisito, la premessa sottostante sembra essere che l’eccellenza concentrata sul continente europeo debba essere problematizzata in sé. Eppure i risultati del torneo parlano da soli. Il trionfo finale della Spagna, l’eccellenza costante della Norvegia e la profondità competitiva dell’Inghilterra offrono poco supporto empirico a questa postura antieuropea. Nonostante il maltrattamento dei giocatori inglesi in Messico durante la partita Messico-Inghilterra, gli inglesi hanno mantenuto la loro efficienza. L’Argentina è stata similmente oggetto di controversie, ma per la sua rispettiva «mancanza di diversità non europea», nonostante aver vinto l’ultimo Mondiale in modo enfatico nel 2022. Inoltre, va notata l’incoerenza di queste istituzioni atletiche internazionali. Nazioni come Israele, una nazione responsabile dell’attuale pulizia etnica di tra 80.000 e 120.000 persone a Gaza nel corso di 3 anni, non affronta alcuna restrizione per partecipare ai gironi di qualificazione ai Mondiali. La Russia invece, una nazione con un patrimonio molto più europeo misurato attraverso la sua lingua intrinseca e demografia, è interamente esclusa dalla competizione. La guerra russo-ucraina ha portato molti dolori ai popoli europei collettivi, ma se siamo onesti su una valutazione di proporzionalità, deve essere noto che entrambe le parti russa e ucraina hanno quasi interamente mirato a unità militari. Il tasso di vittime civili è solo una frazione del totale delle vittime, totalizzando circa 15.000 da entrambe le parti combinate, nel corso di oltre 4 anni. La natura europea sia dei russi che degli ucraini fornisce loro la capacità morale di comprendere le loro similitudini, concentrandosi sulle variabili militari e non sui civili. Sembra che gli israeliani non abbiano questo livello di considerazione per i loro cugini semiti del Levante. Per contesto, ecco come si confrontano le statistiche:


Vittime indotte da Israele: 80.000 civili e 30.000 combattenti = 2,6 civili per soldato

Russo-Ucraina: 15.000 civili e 600.000 soldati = 40 soldati per civile


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