La presunta minaccia proveniente dall’«Est»
27/09/2026
In tutto il continente europeo si è diffuso su X un messaggio semplice ma ampiamente condiviso: «La Russia non è il mio nemico». Utenti di vari paesi hanno pubblicato variazioni della frase negli ultimi giorni, rifiutando l’ostilità generalizzata nei confronti dei russi ordinari e della civiltà russa nel suo complesso. Questa tendenza online coincide con la nuova valutazione delle minacce della Danimarca del 24 settembre, che avverte di un’attività ibrida russa intensificata e di un rischio basso ma in aumento di azioni militari limitate vicino ai confini della NATO. Da un punto di vista europeo, tali valutazioni meritano un’attenzione attenta alle potenziali ostilità. Tuttavia, è vitale mantenere una corretta comprensione delle sfumature che sono sorte tra Russia e Ucraina sia in Crimea che nel Donbass. Eppure l’attenzione accentuata sulla guerra presentata alle masse da molti rappresentanti dell’UE e della NATO, insieme ai loro sostenitori e affiliati internazionali, è destinata a prepararci a un confronto più ampio che oscura le preoccupazioni quotidiane dei cittadini europei. Le persone comuni in tutto il continente danno priorità all’energia accessibile, all’alloggio, ai confini controllati, alla stabilità economica e alla preservazione strumentale dell’ordine nazionale.

Queste priorità differiscono notevolmente da una concentrazione sull’escalation militare e sulle sanzioni che hanno già imposto costi reali alle industrie e alle famiglie europee, poiché i costi contemporanei derivano in modo pronunciato da una serie di crisi energetiche. Le figure nazionali devono argomentare che una forte difesa nazionale e la resilienza contro le minacce ibride sono necessarie. Allo stesso tempo, tali leader dovrebbero mettere in guardia dal presentare ogni sviluppo come il percorso inevitabile verso una nuova guerra continentale. Distinguere tra le politiche del governo russo e la popolazione russa stessa rimane un principio fondamentale del realismo piuttosto che della ingenuità. Le nazioni europee conservano il diritto di fissare chiare linee rosse e proteggere i propri territori. Tuttavia, il prolungato auto-danno economico e l’escalation retorica senza una strategia politica definita non servono né la sicurezza né la prosperità. Il sentimento pubblico riflesso nei post sui social media «La Russia non è il mio nemico» suggerisce che molti cittadini preferiscono una deterrenza misurata a una crisi permanente. I fondamenti della società, della cultura e della statualità russe non sono in completo contrasto con la stabilità e la società europee; storicamente la Russia ha innovato per la delizia dell’Europa nel suo insieme, inclusa la Tavola Periodica (di Mendeleev). I governi che ignorano questa sfumatura su chi sia il presunto «nemico» alienano ulteriormente i popoli che rappresentano. Un ambiente ideale colmerebbe tutti i divari tra le società europee, inclusa la Federazione Russa. Un approccio equilibrato combinerebbe una difesa credibile con un’attenzione rinnovata alle sfide interne dell’Europa. Alla fine, la forza delle nazioni europee riposa sul benessere della cittadinanza tanto quanto sulla prontezza militare.
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